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A proposito della FIAT e del PD

il pd e il caso fiat bersani e d'alemaLa decisone imposta da Marchionne è un colpo di coda del pensiero unico, che come tutti i mostri in agonia distrugge tutto ciò che gli si para davanti. Intanto è riuscito nell'impresa, nemmeno troppo difficile, di demolire il sindacato (inteso come rappresentanza unitaria dei lavoratori). Poi, è solo questione di giorni, avremo il resto.
Si tagliano i diritti, si riducono le tutele, si intensifica lo sfruttamento dei lavoratori. Sì, lo sfruttamento! Usano la parola produttività, che sa tanto di nuovo, ma il gioco lo abbiamo visto e rivisto. E a me piace chiamarlo col suo nome.
Porre la produttività come primo problema aveva un senso nel secolo scorso, quando la competizione era circosritta all'ambito europeo e nord americano.  Oggi è semplicemente ridicolo, persino offensivo, pensare di risolvere i problemi di un azienda agendo principalmente sul costo del lavoro per unità di prodotto. Per quanto si possano chiedere sacrifici ai lavoratori, che già li fanno, non si raggiungeranno  mai i livelli della Cina e dei cosidetti Paesei emergenti. Il problema oggi, come insegna la Germania, è produrre merci di qualità ad alto contenuto tecnologico, che si tratti di lavatrici o auto poco cambia. E' la qualità la chiave per aprire le porte dei mercati. Innovazione da un lato e partecipazione dei lavoratori all'organizzazione dei processi produttivi dall'altro, insieme a forme nuove di distribuzione dei profitti, sono le armi con cui i paesi industrializzati possono vincere la sfida della globalizzazione. Ma forse è un percorso troppo complicato per i nostri ammuffiti padroni del vapore, che sono vecchi, legati ad ideologie obsolete, incapaci di rinnovarsi. Il ricatto, l'odioso ricatto occupazionale che pesa sulle famiglie di Mirafiori, è antico come il mondo ed è intollerabile in una moderna democrazia.
Ciò che mi da più fastidio in questa vicenda - che poi è il paradigma di un Paese annichilito - è l'insipiensa del Partito Democratico che decide (?) di non aderire ma anche di non sabotare. Una neutralità, quella del PD, che negando prospettive nuove nel sistema di relazioni industriali nega le ragioni stesse della sua esistenza. Il PD, nato per dare risposte nuove ai problemi nuovi, al di fuori da schematismi ideologici, finisce supino sotto il peso del pensiero unico, appiattito su un'ideologia  che è la causa primaria della grave crisi che stiamo attraversando.

Pubblicato il 11/1/2011 alle 0.24 nella rubrica Sinistra e dintorni.

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