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Tar del Lazio: no all'ora di religione in Salsa Fioroni

«Lo Stato, dopo aver sancito il postulato costituzionale dell'assoluta, inviolabile libertà di coscienza nelle questioni religiose, di professione e di pratica di qualsiasi culto, non può conferire ad una determinata confessione una posizione dominante». TAR del Lazio

Finalmente una buona notizia: Il Tar del Lazio, accogliendo il riscorso presentato da numerose associazioni laiche e religiose, ha riconosciuto che la frequenza dell'ora di religione cattolica non concorrerà  "all'attribuzione del credito scolastico" per gli esami di maturità" e "i docenti di religione cattolica" non potranno partecipare "a pieno titolo alle deliberazioni del consiglio di classe concernenti l'attribuzione del credito scolastico agli alunni che si avvalgono di tale insegnamento". (ANSA)
"La scelta di frequentare l'ora di religione attiene ai convincimenti personali, non può essere misurata come una materia di insegnamento". Ha commentato la presidente del Coordinamento Genitori Democratici, Angela Nava.
La Binetti, ovviamente, non ha perso tempo ed ha sottolineato che
la sentenza "Crea dei docenti di serie A e di serie B". Molto meglio che siano gli studenti non cattolici a militare nella serie cadetta. Beppe Fioroni, che da ministro fu strenue difensore della norma bocciata, oggi fa finta di niente e afferma di essere stato soltanto un mero "esecutore". Ma non rinuncia a fare il simpaticone, rilasciando una dichiarazione al limite del qualunquismo: "Visto che al conseguimento dei crediti formativi concorrono una serie molto ampia e varia di discipline, non ultimi anche corsi di danza caraibica ritengo quindi che possa contribuirvi anche l'ora di religione o della materia sostitutiva". Il Vangelo in "Salsa" Fioroni.
Il Beppe nazionale in nome della religione Cattolica ne ha combinate di cotte e di crude. Nella finanziaria del 2007 fece stanziare 100 milioni per la scuola cattolica, che diventarono 140 con il contributo per le commissioni di esame. Le cifre corrispondono grosso modo al taglio operato alle spese per la ricerca, che assommarono a circa 150 milioni. Ma la "devozione" del ministro non si è fermata qui. Ad offrirci un quadro minuzioso del suo lavoro è un
documento della CGIL datato 11 ottobre 2007. In sintesi l'allora ministro della pubblica istruzione proseguì la linea della Moratti a favore della scuola cattolica, aggiungendoci del suo.
  
Se Beppe Fioroni come ministro della pubbica istruzione è stato un disastro, ancor peggio si è rivelato nei panni dell'aspirante filosofo. Sua è questa mirabile perla pubblicata sul Foglio del 2 luglio: "Il PD sa che i valori non si difendono solo in sala parto e in sala rianimazione perchè, in mezzo, c'è tutta la vita davanti".
Le sale ospedaliere pare che siano, per Fioroni, un'ossessione ricorrente. Esemplare, per comprendere il tipo,
l'intervista rilasciata a QN lo scorso 8 luglio: "Perchè non si può dire mi candido per la laicità. Non si può discutere del metodo e mai del merito. Finora Marino ha parlato solo di sala parto e sala rianimazione". A parte il fatto che affrontando questi problemi si toccano argomenti che interessano moltissime persone, colpisce soprattutto il rovesciamento della realtà operato da Fioroni. Durante il dibattito sul caso Englaro, mentre Marino tentava di parlare di contenuti, quindi di merito, i teodem di Fioroni si rifugiavano nella "questione di coscienza", cioè nel metodo, impedendo al PD di assumere una posizione chiara. Nell'intervista pubblicata dal Corriere del 30 giugno si dice convinto che nel PD "Non esiste un problema laicità, è un dibattito fumoso. Il Pd non può essere che laico, ma non in assenza di valori. Sentite le piazze e le varie chiese, si decida nell’interesse generale della nazione". Negare il problema, come Berlusconi insegna, è il modo migliore per non affrontarlo. Il partito liquido, poi, con il leader che ascolta tutti ma alla fine decide come gli pare, è lo strumento ideale per proseguire con questa invereconda ammuina. Io credo che nel PD serva meno leaderismo e più parecipazione. Più democrazia, insomma, che ci permetta di discutere e decidere, di fare scelte, di darsi una linea. Come se fossimo un Partito. Democratico.

Pubblicato il 12/8/2009 alle 2.33 nella rubrica Il Pastore tedesco.

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