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Giornata della Memoria 2009. Agire per non dimenticare.

 
   

Giorgio Almirante, fondatore del Movimento Sociale Italiano nonchè "maestro" di Gianfranco Fini e di tanti esponenti del sedicente Popolo delle Libertà, è stato uno degli ideologi dell'antisemitismo nostrano. Il 5 maggio 1942, sulla rivista "La Difesa della razza", scriveva queste riupugnanti parole:
«Il razzismo ha da essere cibo di tutti e per tutti, se veramente vogliamo che in Italia ci sia, e sia viva in tutti, la coscienza della razza. Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri. Il razzismo nostro deve essere quello della carne e dei muscoli; e dello spirito, sì, ma in quanto lo spirito alberga in questi determinati corpi, i quali vivono in questo determinato paese; non di uno spirito vagolante tra le ombre incerte d’una tradizione molteplice o di un universalismo fittizio e ingannatore. Altrimenti, finiremo per fare il gioco dei meticci e degli ebrei; degli ebrei che, come hanno potuto in troppi casi cambiar nome  e confondersi con noi, così potranno, ancor più facilmente e senza neppure il bisogno di pratiche dispendiose e laboriose - fingere un mutamento di spirito e dirsi più italiani di noi, e simulare di esserlo, e riuscire a passare per tali. Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue».

Rileggendole oggi scopriamo inquietanti analogie con i discorsi dell'On. Borghezio e del sindaco Gentilini. Ma un filo sottile lega queste parole ai pensieri di tanti sedicenti moderati: quelli che si inquietano perchè a scuola ci sono troppi stranieri, che si lamentano perchè "quelli là rubano il lavoro", che non perdono occasione per dire che "i rom sono tutti ladri". Spesso sono timorati di Dio e vanno alla messa domenicale per stare in pace con se stessi. E a noi, che pur essendo atei ci sentiamo vicini alle parole di Cristo, ci guardano di soppiatto e ci additano come traditori. Se davvero non vogliamo dimenticare, se davvero non abbiamo dimenticato, dobbiamo batterci con tutte le nostre forze contro le nuove forme di razzismo. Che sia la violenza palese dei seguaci di Borghezio, la subdola rivendicazione identitaria degli emuli di Marcello Pera, il negazionismo dei lefevriani riabilitati dal Papa, non fa differenza. Il razzismo, comunque si presenti, è destinato a generare mostri.

Pubblicato il 27/1/2009 alle 1.21 nella rubrica Per non dimenticare.

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