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23 settembre 2008

A Palermo non toccare le banane. E a Milano?

Chi ha visto Jonny Stecchino ricorda sicuramente la frase che Benigni pronuncia al termine del film: «... mi raccomando Lillo, se vai a Palermo non toccare le banane !!!...». Nel commentare l'assassinio di Abdoul, massacrato a colpi di spranga nel centro di Milano il 14 settembre, i politici del centrodestra suggeriscono una rilettura di quella frase: «... mi raccomando Lillo, se vai a Milano non toccare i biscotti !!!...». Questa parafrasi surreale è suffragata dalle parole del Presidente del Consiglio: «Ho parlato con i responsabili del ministero dell´Interno, non c´entra niente il fatto del razzismo, del colore della pelle». E da quelle del prefetto Gian Valerio Lombardi: «È un episodio grave ma nel provvedimento dei magistrati non c´è riferimento a una matrice xenofoba». Ma questo non è un film. E' la realtà alla quale ci riportano le parole degli amici di Abdul, testimoni di quella cieca violenza: «Ci urlavano "vi bruciamo vivi", "vi sco... le madri". Sono venuti lì per ammazzarci». Il movente dei "futili motivi" non sta in piedi. Il furto di due scatole di Ringo non spiega il furore assassino dei proprietari dello Shining, il bar dal quale Abdoul avrebbe sottratto i biscotti. Un nome insolito per un locale pubblico - probabilmente ispirato al capolavoro di Stanley Kubrick - che si rivela tragicamente appropriato.
L'assassinio di Abdolul è stato quasi ingnorato dall'informazione televisiva. Poche parole di circostanza ed il buio assoluto sulle iniziative che in questi giorni hanno animato Milano. Gli organi di informazione, che hanno sostenuto acriticamente la campagna di odio scatenata dal centrodestra, sono prigionieri della loro cattiva coscienza. Condivido quanto scritto da Claudio Jampaglia su Liberazione: «Quanta ossessiva attenzione ogni giorno per qualsiasi fatto, criminale o meno, che riguardi immigrati? Persino invenzioni di sana pianta. Eppure per questo ragazzo italiano, seconda generazione, una volta appurato che l’omicidio era efferato, condito di odio razzista e di una violenza cieca,niente». Il giorno dopo l'aggressione mortale persino Milano sembra indifferente a quanto accaduto. Così la descrive Piero Colaprico, nelle pagine locali di Repubblica: «Il problema non è solo razzismo o non razzismo, è il vuoto. La morte da sprangata di Abdoul Guiebre non fa discutere, questa storia insanguinata di sabato mattina sembra (essere nata) trasparente».
Per fortuna il capoluogo lombardo - città Medaglia d'oro al valor militare per la Resistenza - ha in se gli anticorpi per reagire. Negli ultimi giorni è stato un susseguirsi di inziative culminate nella manifestazione di sabato scorso. A promuoverla sono stati Don Gino Rigoldi, Moni Ovadia, Dario Fo e Franca Rame, Renato Sarti, Paolo Rossi, Alessandro Robecchi, Sergio Serafini (Radiopopolare), Gino Strada e Teresa Sarti (Emergency). Hanno aderito centinaia di associazioni e migliaia di cittadini. Il corteo, aperto dallo striscione del "Comitato Abba Vive", si è mosso lentamente per le vie cittadine. Forse più di diecimila persone, bianchi e neri, italiani ed immigrati. C'erano le bandiere di Rifondazione, del PdCI e dei Verdi, assente ingiustificato il Partito Democratico. A parte qualche momento di tensione tutto è andato per il meglio. Milano ha indicato la strada, adesso dobbiamo organizzarci in tutte le città, per ricordare Abdoul e contrastare il razzismo, la violenza, lo squadrismo che hanno insanguinato la nostra estate. Lo dobbiamo fare perchè è l'unico modo per impedire il ripetersi di questi episodi che, come ha detto Moni Ovadia «sono causati dalle forze che per far politica giocano con la paura e l'insicurezza». Oggi l'ultimo saluto, nell'Auditorium di Cernusco sul Naviglio.

la foto della manifestazione è pubblicata da Repubblica.it

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