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Diario


27 aprile 2006

Condannare violenze e strumentalizzazioni

il prossimo 25 aprile è il 25 giugno

Il 25 Aprile le piazze italiane sono state invase da milioni di manifestanti. Un giorno di festa, per ricordare la liberazione del Paese dalla barbarie nazifascista, ma anche un giorno di lotta, di mobilitazione, a difesa dei valori di democrazia e libertà che furono alla base della Resistenza. Quest'anno la parola d'oridne di molte manifestazioni era "la difesa della Costituzione con il referendum". Il Polo non ha certamente gradito, come dimostrano le scomposte dichiarazioni di Fini
e altri specialisti della provocazione,  ma il tema della Ricorrenza è stato scelto dall'ANPI che come è noto non è un'associazione di sovversivi bensì di Partigiani. Sì, proprio quei Partigiani che hanno riscattato la dignità dell'Italia ed oggi hanno pieno titolo su questa festa. L'appello alla partecipazione lanciato dal Comitato Antifascista di Milano, organizzatore della manifestazione nel capolugo lombardo, era molto chiaro: "I VALORI DELLA RESISTENZA E DELL’ANTIFASCISMO, PER FAR RIPARTIRE IL PAESE E DIFENDERE LA COSTITUZIONE NEL REFERENDUM DI GIUGNO"
Di solito chi partecipa ad un corteo si impegna a sostenerne le finalità, mettendo la propria faccia a servizio delle rivendicazioni contenute nel documento politico elaborato dagli organizzatori. C'era quindi solo da rallegrarsi per la presenza di Letizia Moratti che, con la sua partecipazione, non solo compiva un atto di amore filiale, ma metteva anche in evidenza le proprie intime contraddizioni. Che poi qualcuno non abbia capito e si sia abbandonato a fischi e insulti è, purtroppo, cosa normale. Quando si sfila in più di centomila non si pensa tutti nella stessa identica, precisa maniera.  La stessa Moratti, con grande signorilità, ha dichiarato"... Avevo messo in preventivo i fischi e le contestazioni. Ne è valsa la pena. Sono andata in corteo come privata cittadina  per accompagnare mio padre, un eroe della Resistenza che è stato deportato, perchè credo in alcuni valori: la libertà, il primato della persona e della famiglia, il primato della società civile, la solidarietà. Per questi valori sono disposta a battermi. Dobbiamo continuare a credere nella democrazia. E nella democrazia ci sono anche le contestazioni...". Belle parole, degne di una bella persona, ma sicuramente poco gradite dai leader del Polo. Letizia, infatti, ha peccato di ingenuità. Più tardi qualcuno deve averle detto: "ma sei matta? questa è un'occasione d'oro per sparare sui tuoi avversari, svelgiati Letizia!". E la ex ministra si è svegliata prestandosi alle strumentalizzazioni dei suoi sodali di coalizione. Gli indefessi fischiatori sono riusciti a regalare un attimo di notorietà anche a Tiziana Maiolo, che soffre terribilmente per l'oblio in cui è sprofondata negli ultimi anni. La sua dichiarazione sembra quasi una rivendicazione del proprio ego, come a dire: vedete signori ci sono anch'io. La Maiolo, esagerata come suo solito, accusa: "Moratti un fatto isolato? Io sono stata insultata per tutto il corteo e solo grazie ai carabinieri sono riuscita a rientrare a casa". Ma se pensiamo che le contestazioni sono toccate anche a Pezzotta e persino ad Epifani vien voglia di dar ragione alla Moratti, che le considera una froma di espressione democratica. Per quanto mi riguarda, invece, mi associo a Bertinotti  
che ha espresso alla ex ministra "solidarietà politica e umana".
Cose ben più gravi e assolutamente intollerabili sono quelle relative al rogo della
 
bandiera israeliana  ed agli slogan su Nassiriya. La violenza, l'antisemitismo, l'offesa alle istituzioni, il disprezzo per i nostri militari sono atti del tutto estranei ai valori del 25 aprile. Giuste e sacrosante le condanne, come quelle di Prodi e di altri leader dell'Unione.  Molto meno giuste le solite odiose strumentalizzazioni. Chi chiede a Bertinotti qualcosa di più della condanna non sa quel che dice, o se lo sa è in malafede. Intanto è bene ricordare che nessun militante dell'Unione, nemmeno delle forze della cosidetta sinistra radicale, ha partecipato a questi gesti criminali. Gli autori, circa una cinquantina di persone, fanno parte del "Coordinamento Lotta per la Palestina"; un gruppo, come ci ricorda Rocco Biondi, che "si trova all'estrema periferia della galassia dei centri sociali milanesi". Nessun rapporto, quindi, ne' con Rifondazione ne' con i centri sociali con cui la stessa Rifondazione ha tenuto aperto il dialogo. Io non ho votato per il partito di Bertinotti, ma sono convinto che il lavoro di Rifondazione abbia evitato possibili derive dei centri sociali, e per questo gli sono profondamente grato. Le strumentalizzazioni del Polo, che oggi chiede di ritirare la candidatura del leader comunista per la presidenza della Camera, vanno oltre la decenza. Per colpa di questi episodi le cronache di giornali e televisioni sono state riempite con polemiche a non finire sul corteo di Milano, oscurando completamente l'obiettivo di chi ha organizzato le manifestazioni: far discutere sulla necessità di difendere la Costituzione repubblicana e di impegnarsi per la vittoria del NO nel referendum del 25 giugno. 

                                                                                                                                            

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