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16 ottobre 2008

Pecorella, un curriculum improponibile

Gaetano Pecorella ha un passato abbastanza movimentato. Agli inizi della sua carriera, da buon militante di Potere Operaio, è l'avvocato di riferimento della sinistra extraparlamentare milanese. Un ruolo impegnativo, che richiede dedizione alla causa e la disponibilità a lavorare gratis. Ma i sacrifici, si sa, non possono durare in eterno e così arriva la svolta, come ricorda Massimo Fini dalle colonne de l'Unità.  Il piduista Bruno Tassan Din, amministratore delegato di Rizzoli-Corriere della Sera, lo sceglie come avvocato di fiducia. Probabilmente l'avvocato, divenuto nel frattempo socialista, viene indicato a  Tassan Din  dal PSI di Craxi e Pillitteri.

Ormai l'evoluzione Gaetano Pecorella non può più fermarsi e il nostro passa con disinvoltura dal patrocinio dei familiari delle vittime della strage di Piazza Fontana a quello di Delfo Zorzi, esponente di Ordine Nuovo imputato per la strage di Piazza della Loggia. Il neofascista è accusato di essere l'esecutore materiale della strage di Piazza Fontana ed è tutt'ora sotto processo per la strage di Brescia. Un ruolo importante nel processo per la strage alla Banca Nazionale dell'Agricoltura la svolge il pentito Martino Siciliano, lo stesso che tenterà di scagionare Zorzi nel processo di Brescia. Il gioco però non funziona grazie all'intercettazione di una telefonata in cui Siciliano riferisce a Giuseppe Fisanotti, militante dell'estrema destra veronese,  di aver ricevuto denaro da Zorzi per scagionarlo dalle accuse. Nel colloquio telefonico Siciliano sostiene di aver avuto contatti con i legali di Zorzi. Sarà lo stesso Fisanotti a confermare agli inquirenti il contenuto della telefonata, compresa la dichiarazione che mette nei guai Pecorella. Ma c'è un aspetto ancora più inquietante in questa vicenda: i soldi ricevuti da Siciliano nel  1994 - seimila marchi tedeschi - provenivano da conti svizzeri riconducibili alla Fininvest di Silvio Berlusconi, il "cliente" più importante di Pecorella.

Grazie a Berlusconi (tessera P2 n° 1816) Pecorella ottiene notorietà, viene eletto deputato e  diventa presidente della Commissione Giustizia della Camera. In quel ruolo è autore del Ddl 4604/C, noto appunto come legge Pecorella, che il Presidente Ciampi rinvia alle camere per manifesta incostituzionalità ma che in ultimo è costretto a promulgare. Alla fine la Corte Costituzionale riconosce le ragioni di Ciampi, provocando le ire di Berlusconi e del suo avvocato. Quella stessa Corte di cui adesso dovrebbe diventare membro, candidato al ruolo di giudice costituzionale dal Popolo delle Libertà. Chissà perchè?

La foto di Gaetano Pecorella è pubblicata da Repubblica.it

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