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Zadig


Diario


30 ottobre 2008

Scuola. Cossiga profeta della repressione. Provocatori alla manifestazione di Roma.

Devo ricerdermi, il metodo messo in atto dal governo per stroncare la protesta degli studenti non ha niente a che vedere con quello sperimentato nella famigerata scuola Diaz di Genova. Le notizie che arrivano da Roma fanno invece pensare ad una riproposizione, opportunamente aggiornata, del metodo "Kossiga". Ma c'è qualcosa che non mi convince. Maroni, come noto, è duro di comprendonio, non è mica uno che impara in fretta. Mi risulta difficile pensare che abbia già assimilato - e messo in atto - i consigli generosamente elargiti da Francesco Cossiga. Le manganellate di Milano confermerebbero questa tesi. L'ex Presidente gladiatore ha detto cose di una gravità inaudita, spendendo parole che in un paese normale l'avrebbero portato dritto dritto in una cella di isolamento: «Maroni dovrebbe fare quello che feci io quando ero ministro dell'Interno ... Lasciar fare gli universitari. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle universita', infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le citta ... Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovra' sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pieta' e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in liberta', ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine si».
Parole deliranti, ma non penso che Cossiga sia rincoglionito. Credo, piuttosto, che non parli mai a caso. Cossiga non è solo l'ex ministro dell'interno che ha fatto crescere la strategia della tensione provocando l'assassinio di
Francesco Lorusso e Giorgiana Masi. E' da sempre l'interlocutore privilegiato dei servizi segreti, è l'uomo che ha coperto il gli eversori di Gladio, è il difensore d'ufficio di Niccolò Pollari e Pio Pompa, degli intercettatori e dei produttori di dossier contro la sinistra. L'ex Presidente è uno che sa e conosce molto bene certi ambienti su cui esercita ancora la sua nefasta influenza. Quelle parole rappresentano un segnale forse più per i suoi amici incappucciati che per il governo.
Comunque qualcuno deve aver recepito il messaggio perchè ieri a Roma abbiamo assistito alle prove generali della nuova strategia della tensione. La polizia ha permesso a decine di provocatori fascisti, che indossavano caschi e brandivano spranghe e catene, di entrare nel corteo. E li ha lasciati picchiare senza muovere un dito per l'intera mattinata, intervenendo solo dopo la comparsa dei soliti idioti dei centri sociali, giunti sulla scena appena in tempo per prendersi la colpa dei tafferugli. I professionisti della provocazione hanno raggiunto un primo risultato: i media hanno smesso di parlare delle ragioni degli studenti per concentrarsi esclusivamente sulle violenze. E intanto il presidente del consiglio gongola e si permette di affermare che «finora siamo stati di manica fin troppo larga». Lui i consigli sa coglierli al volo. Adesso ha il pretesto per intervenire, realizzando in pieno il disegno di Cossiga.
Temo che la cosa non si fermerà qui, perchè il "grande vecchio" ha previsto un futuro di terrore e morte. Per Cossiga «il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese». Il picconatore non parla mai a caso, se ha agitato questo spettro significa che qualcuno sta lavorando ad una nuova edizione degli anni di piombo. Il terrorismo è da sempre l'arma prediletta dei conservatori, da mettere in campo ogni volta che la sinistra prova a rialzare la testa.

le immagini dei fascisti in azione a Roma sono pubblicate da Repubblica.it

post citato da    nell' articolo "Gelmini e dintorni"

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Zadig, primo eroe romanzesco di Voltaire, arriva sulla scena con certe pretese. E' convinto di essere molto buono, molto bello, molto bravo; e inoltre ritiene che questo gli debba garantire la felicità. [...] Zadig rimane un personaggio diverso, chiuso in un mondo che non lo lascia respirare, lo invecchia e gli inocula funeste e letali passioni. Il mondo dove le passioni si trasmettono come lente malattie ereditarie, febbri che scuotono i cadaveri del potere massimo, addobbati lugubremente da trionfatori; il mondo dei nati vecchi, a ripetere i gesti dei loro antenati, chiusi nella stessa gabbia, la corte. Anche Zadig è uomo di corte [...] questo è il suo paradosso come personaggio: egli ha tutte le qualità che mancano ai cortigiani, è schietto. leale, generoso, eppure gravita nel loro stesso ambiente, e uscire da quel mondo rappresenta un esilio. [...]
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